Il trasporto di merci pericolose è un’operazione delicata data la natura dei prodotti trasportati: acidi corrosivi, gas e liquidi infiammabili, materiali biologici (talvolta infettivi), batterie al litio… Insomma, gli scenari che ci si aprono davanti in caso di eventuali incidenti o di un semplice controllo sono davvero tanti.

Proprio per tutelare non solo l’ambiente, ma anche tutti gli attori coinvolti sono nati una serie di regolamenti volti a regolare il trasporto di merci pericolose per diverse vie o modalità di distribuzione: strada ADR, ferrovia RID, navigabile interna ADN, mare IMDG e aerea ICAO / IATA. Un elemento comune a tutte le normative in vigore è l’utilizzo di imballaggi conformi: il primo scudo contro incidenti, fermi merci e sanzioni salate.

Salvo casi particolari, per poter circolare, le merci pericolose devono essere contenute in imballaggi omologati ONU da enti certificati. Di cosa si tratta? Perché è necessario? Come avviene il processo? Quali sono i test? Ecco una breve panoramica per rispondere a queste ed altre domande sulle omologazioni ONU per imballaggi di merci pericolose.

Mai più errori nella scelta di imballaggi per merci pericolose

Consulta la nostra checklist gratuita

Checklist per imballaggi merci pericolose

Omologazioni ONU: partiamo dalle basi

Alla luce di quanto detto fino ad ora, l’omologazione ONU di un imballaggio per merci pericolose è un punto fondamentale per un trasporto sicuro e a norma. Utilizzare un imballaggio che rispetti tutte le disposizioni previste dai regolamenti di riferimento, infatti, assicura allo speditore alti standard di sicurezza e la spensieratezza che la merce pericolosa arrivi integra e senza inconvenienti.

Attenzione: non esiste un solo tipo di imballaggio omologato ONU! Al contrario, ne esistono vari che vengono classificati a seconda del “formato” dell’imballaggio e del materiale. Si distinguono anche imballaggi semplici e combinati, la differenza è che l’imballaggio semplice sarà omologato e conterrà direttamente la merce; il secondo consiste nella combinazione di un imballaggio esterno omologato e di uno o più specifici imballaggi interni che conterranno la merce (non necessitano di omologazione). Ma cerchiamo di entrare più nello specifico prendendo velocemente in analisi le seguenti tre tipologie: 4G, 4D e 4GV. Partiamo dalla sigla che fornisce da subito delle specifiche basilari circa l’imballaggio omologato. 

Prendiamo come esempio gli imballaggi omologati ONU 4G. In questo caso il codice alfanumerico identifica:
4 = Cassa
G = Cartone

Quando si parla di 4G ci si riferisce a delle casse di cartone o in gergo più comune scatole di cartone omologate ONU. Nella grande maggioranza dei casi quando si parla di omologazioni 4G ci si riferisce a quella di un imballaggio combinato, imballaggio esterno o specifici imballaggi interni. L’imballaggio è testato e omologato con un contenitore interno ben preciso (come, ad esempio, 6 recipienti in alluminio con la capienza di 1 L ciascuno, con una determinata forma e chiusura, prodotti dal fornitore X). Con questo tipo di omologazione è possibile utilizzare l’imballaggio esterno solo con il recipiente interno con cui è stato testato.

Lo stesso concetto viene applicato anche a tutte le altre tipologie di imballaggi combinati.
Un altro esempio potrebbe essere la 4D, dove:
4 = Cassa
D = Legno compensato

Nel caso di imballaggi 4GV, invece, la lettera V indica un imballaggio speciale poiché, gli imballaggi esterni, sono utilizzabili con qualsiasi tipo di contenitore interno a patto che si rispettino tutti i parametri di omologazione, come per esempio l’inserimento della vermiculite. Il codice di identificazione è così composto:
4 = Cassa
G = Cartone
V = Imballaggio speciale

Lo stesso concetto degli imballaggi V viene applicato ad altri tipi di imballaggio come ad esempio le casse 4DV.

Omologazioni ONU: come si procede

Quando si parla di omologazioni ONU su misura la prima cosa da fare è identificare la merce pericolosa che deve essere spedita e le varie istruzioni di imballaggio definite nei regolamenti.

In linea generale, in un processo di questo tipo vediamo il coinvolgimento di varie figure: l’ente certificatore, l’unico che può per legge certificare l’idoneità degli imballaggi; il produttore dell’imballaggio interno, il produttore dell’imballaggio esterno il proprietario del certificato e l’utilizzatore finale.

Dopo la delicata fase di analisi, il tutto inizia da un request form da compilare e inviare all’ente certificatore. Una volta compiuta questa operazione, si può procedere alla produzione dei campioni per le prove di omologazione: ovviamente i campioni dovranno avere le stesse caratteristiche e specifiche di quanto dichiarato nel documento inviato, altrimenti i test non potranno avere luogo.

Controllata la corrispondenza, viene preparato l’imballaggio della prova secondo le indicazioni del cliente sul posizionamento dei contenitori interni e sul tipo di chiusura, per esempio con nastro adesivo e si dà avvio alla fase di test. Ultimato questo step, solo nel caso in cui l’imballaggio abbia superato tutte le prove, l’ente andrà a rilasciare un test report, seguito dal certificato di omologazione e dal relativo marchio che dovrà essere sempre presente sull’imballaggio.

Quali sono i test che vengono condotti?

Cosa succede se un imballaggio si rovescia e cade? Sarà in grado di resistere agli urti e di conservare le merci pericolose contenute al suo interno? Oppure, cosa succede se per sbaglio durante il trasporto la merce viene inforcata? Queste risposte non possono essere lasciate al caso con la classica scusa “tanto non succederà mai”. Soprattutto è bene salvaguardare la propria azienda affidandosi ad esperti che verificano e certificano prestazioni e la sicurezza di un imballo eseguendo i test stabiliti dai regolamenti.

Siccome il mondo delle omologazioni è molto ampio, prendiamo come esempio l’omologazione di una cassa in cartone 4G. Le prove vengono effettuate su dei campioni di imballaggio identici a quelli che poi dovranno essere utilizzati nella spedizione: dovranno avere le stesse caratteristiche fisiche e dovranno provenire dallo stesso stabilimento del produttore. L’imballaggio dovrà essere preparato in maniera identica al campione testato.

Partiamo dal test di caduta, altrimenti noto come drop test: l’obiettivo è provare la resistenza dell’imballaggio in caso di urto. Gli enti certificatori si servono di un meccanismo di rilascio che non intralci la caduta del collo e di un piano d’impatto rigido in grado di assorbire la caduta senza flettersi o muoversi.

Prima fase del drop test è l’impostazione dell’altezza che varia a seconda del gruppo di imballaggio di appartenenza. Per il gruppo di imballaggio I l’altezza dovrà essere 1,8 m, per il II 1,2 m e per il III 0,8 m. L’altezza è un dato che deve essere ricavato partendo dal numero ONU che si deve spedire. Le cadute dovranno essere effettuate sui cinque punti d’impatto previsti dai regolamenti, verificando man mano lo stato dell’imballaggio e del suo contenuto. In alcuni casi potrebbero essere richieste, dall’ente certificatore, delle cadute aggiuntive per meglio valutare la conformità dell’imballaggio.

Il test comprende tre fasi:

  1. Posizionamento del collo (che, come abbiamo già detto, è stato impostato all’altezza corretta in fase preparatoria) in modo da favorire la caduta sull’angolazione prescelta; Il collo deve essere posizionato in maniera precisa altrimenti il campione potrebbe non cadere nella maniera corretta ed il test potrebbe essere falsato. Per questo è bene che la persona preposta al test sia preparata e formata, non sono ammessi errori soprattutto quando si parla di sicurezza.
  2. Caduta della scatola.
  3. Verifica dello stato dell’imballaggio esterno e di tutti gli imballaggi interni dopo l’urto. Questo è un compito che viene affidato ad un occhio esperto il quale, una volta appurate le condizioni dell’imballaggio, avrà il compito di redigere un verbale (report interno) con gli effetti che ogni singola caduta ha avuto sul collo.

Un altro test che viene effettuato è quello per verificare la capacità di assorbimento dell’acqua (conosciuto con il nome cobb test) da parte della cassa esterna. Il Cobb test è un’analisi di laboratorio che prevede la realizzazione di campioni e la verifica dell’assorbimento di acqua dopo 30’ di test.

Infine il test che viene denominato in gergo tecnico stacking test (letteralmente traducibile con test dell’impilamento): lo scopo principale è quello di misurare la resistenza di un imballaggio al peso di altri colli che potrebbero essere stoccati sopra di esso.

Il test viene eseguito su 3 campioni, ognuno di essi deve essere sottoposto ad una forza applicata sulla superficie superiore equivalente alla massa totale di identici colli che possono essere impilati su di esso durante il trasporto. Se il contenuto del campione è un liquido avente una densità relativa differente da quella del liquido da trasportare, la forza deve essere calcolata in funzione di quest’ultima. L’altezza minima di impilamento, compreso il campione provato, deve essere di 3 m per 24 ore.

Quanto sopra è solo una piccola panoramica dei test. Ci sono varie procedure che devono essere applicate a seconda del tipo di imballaggio: per esempio in caso di imballaggi di plastica i campioni dovranno essere condizionati a -18°C.

Errori assolutamente da evitare!

Alla fine del processo di omologazione ogni ente rilascia un certificato. A seconda delle regole dell’ente certificatore esso può avere differenti validità, ci sono enti che mantengono le omologazioni valide per 5, 10 anni oppure altri che mantengono omologazioni attive a vita, grazie a dei rinnovi annuali. Durante la scelta del partner per l’omologazione, la scadenza è sicuramente un fattore chiave per non rischiare di dover ripetere questo faticoso e dispendioso iter più e più volte.

Ecco una breve carrellata di cosa è bene evitare e i punti a cui prestare particolare attenzione.

Fino ad ora, abbiamo dato per scontato che l’omologazione di un imballaggio venisse effettuata per tutte le vie di trasporto di merci pericolose ma, attenzione: non tutti gli enti possono rilasciare certificati validi per tutti i regolamenti attualmente in vigore. Prima di richiedere l’omologazione, dunque, è bene verificare per quali normative / regolamenti potrà essere valida tra ADR, RID, ADN, IMDG e ICAO/IATA. Un’omologazione completa per tutte le modalità offre la versatilità di poter cambiare modalità di trasporto a seconda di esigenze specifiche, come l’urgenza di ricevere la merce da parte del vostro cliente.

La mancanza del controllo di questo “dettaglio” potrebbe costare molto caro all’utilizzatore, soprattutto in caso di incidenti durante il trasporto di merci pericolose per altre vie rispetto a quelle per cui l’imballo è stato testato: si va dal blocco della merce alle sanzioni pecuniarie.

Per fornire la massima flessibilità e sicurezza sia dal punto di vista operativo sia dal punto di vista legale, tutti gli imballaggi prodotti e forniti da Serpac sono certificati per tutte e cinque le modalità di spedizione.

Un altro aspetto da verificare con estrema attenzione è per cosa è stato omologato l’imballaggio. Prendiamo come esempio l’omologazione di una scatola 4G come imballaggio combinato. Sia per quanto riguarda la realizzazione di una nuova omologazione sia per la verifica di idoneità di una scatola, è necessario sapere che tutte le spedizioni dovranno essere preparate seguendo esattamente sistemi, specifiche e caratteristiche dei campioni utilizzati durante i test di omologazione.

In pratica bisognerà preparare il collo utilizzando:

– stessi imballaggi interni forniti da uno specifico produttore;
– stessa disposizione degli imballaggi interni;
– stesso produttore dell’imballaggio esterno;
– stesso sistema di chiusura della scatola.

Ogni modifica che riguarda l’utilizzo dei materiali, l’unità produttiva, le tecniche di produzione, la configurazione degli imballaggi interni e le modalità di chiusura dell’imballaggio esterno rende nulli i test effettuati, e il certificato di omologazione, e di conseguenza andrà rifatto l’intero processo di omologazione.

Il know-how di Serpac

Le diverse normative che regolano il trasporto di merci pericolose in tutta Europa e nel mondo presentano linee guida molto rigide per quanto riguarda gli imballaggi e, spesso, districarsi in questa fitta giungla non è semplice per i non addetti ai lavori. Per questa ragione, affidarsi ad un esperto del settore è spesso la scelta più saggia per evitare sanzioni pecuniarie e penali.

Serpac, azienda specializzata nella produzione di imballaggi per il trasporto di merci pericolose, offre imballaggi rigorosamente omologati con tutti i test richiesti dalle normative e per tutte le modalità di trasporto. Grazie al suo know-how derivato da anni di esperienza nel settore, è in grado di seguire il cliente durante tutta la filiera, dalla progettazione all’omologazione e per finire alla produzione dell’imballaggio ideale per un trasporto a norma di legge.

La sua produzione è regolarmente soggetta a controlli da parte dell’ente certificatore, come richiesto dai regolamenti. Questo garantisce all’utente finale un imballaggio di eccellente fattura, che rispetti i parametri di omologazione e che sia in grado di preservare l’integrità della merce e tutelare, di conseguenza, gli interessi dell’utilizzatore.

Vuoi essere certo che il tuo imballaggio riuscirà a superare tutti i test di omologazione senza problemi? Verificalo subito richiedendoci un’ analisi / pre-test gratuito: clicca qui sotto per usufruire di questo servizio.

omologazioni ONU - approfitta subito del pre-test gratuito

Vuoi approfondire?
Questi articoli potrebbero esserti utili: 

Contattaci

Salva e condividi
Your Shopping Cart will be saved and you'll be given a link. You, or anyone with the link, can use it to retrieve your Cart at any time.
Back Salva e condividi
Your Shopping Cart will be saved with Product pictures and information, and Cart Totals. Then send it to yourself, or a friend, with a link to retrieve it at any time.
Your cart email sent successfully :)